La giornata del 9 ottobre 2015 è destinata a ritagliarsi uno spazio nella storia dell’Antimafia ligure, un po’ come quella – ben più calda  – del 14 luglio 2010 (in cui furono arrestati Domenico Gangemi e Domenico Belcastro, nell’ambito dell’inchiesta “Crimine-Infinito”). Certo, vi sono stati momenti anche più decisivi (pensiamo ai recenti avvenimenti del Processo “La Svolta”, alla maxi-retata del 3 dicembre 2012 o alla sentenza di condanna del 7 ottobre 2014 ); ma con gli avvenimenti di ieri, ancora una volta, la cronaca ci ha posto di fronte a fatti emblematici e gravidi di significato, che testimoniano la centralità della nostra Regione nello scacchiere criminale italiano. Abbiamo avuto un’ulteriore conferma – ammesso che ve ne fosse bisogno – che la Liguria è una terra di mafia, rectius di mafie.
Mentre tutta Italia era impegnata a commentare le dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino, in Liguria sono stati compiuti quasi simultaneamente due arresti di grande rilievo, nei confronti di personaggi già riconosciuti organici alla ‘ndrangheta: Giuseppe Bellocco e Consolato Malaspina.
Il primo è stato fermato a Sturla, quartiere di Genova, dalla Guardia di Finanza, in compagnia di due soggetti, al termine di un’operazione complessa (durante la quale i malavitosi, a lungo tallonati e poi circondati, hanno persino tentato di investire i propri inseguitori, comportando il lieve ferimento di alcuni finanzieri).
Giuseppe Bellocco, figlio di Gregorio (rampollo di una delle cosche più note e sanguinose della Piana di Gioia), era intento a trasportare 144 kg di cocaina sulla propria automobile (per un valore, al dettaglio, stimato intorno ai 40 milioni di euro) insieme a due sodali; uno di essi, il genovese Gabriele Puleo, è da anni residente in Colombia (e lo stesso Bellocco era in possesso di un visto per quel Paese, patria del narcotraffico, con false generalità).

Si trattava, naturalmente, di merce giunta via mare, che i soggetti arrestati erano andati a prelevare; ancora una volta, il Porto di Genova si conferma approdo privilegiato dei corrieri della droga: basti pensare che, nel 1994, proprio Genova fu teatro dello storico ed eccezionale sequestro di ben 5.000 kg di cocaina in un sol colpo.
Giuseppe Bellocco era latitante dallo scorso anno, sfuggito all’operazione “S.Anna” – benché colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere – nella quale era stato accusato di associazione mafiosa. Nonostante la giovane età (cl. 1987), Peppe si occupava di lucrose attività in nome e per conto della propria famiglia: in particolare, traffico di droga e reinvestimento dei capitali illeciti in società “regolari”, nelle quali formalmente non compariva (salvo ricoprire il ruolo di socio di fatto o socio tiranno).
Si tratta, cioè, di un personaggio di prim’ordine, “astro nascente” di una delle cosche egemoni nella Piana (quella dei Bellocco, appunto, che costituisce – con i Pesce – la ‘ndrina principale di Gioia Tauro).
Solo pochi mesi fa, in luglio, altre quattro persone erano finite in manette per una vicenda analoga ed era stato disposto il sequestro di ben 185 chili di droga. Fatto ancor più grave, tre di essi erano dipendenti del terminal Vte di Genova: proprio come da anni avviene nei porti del Sud (pensiamo alla citata Gioia Tauro), la criminalità organizzata è riuscita ad infiltrarsi persino nelle società che gestiscono la movimentazione dei container; solo così, del resto, è possibile far transitare, in modo silenzioso e indisturbato, questa mole imponente di sostanze stupefacenti.
Ma il 9 ottobre, appena trascorso, andrà ricordato anche per un altro arresto importante: qualche ora prima rispetto all’operazione genovese, il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Imperia fermava, all’altezza di Savona, Consolato Malaspina, 62enne ritenuto affiliato al clan Iamonte di Melito Porto Salvo (RC). Si tratta di un’importante famiglia profondamente radicata al Nord, in Liguria come in Lombardia, in particolare nella città di Desio (il cui consiglio comunale, poco tempo fa, si è auto-sciolto, per evitare il provvedimento Ministeriale, in seguito al sospetto coinvolgimento dell’Amministrazione nell’inchiesta “Infinito”). A Desio, nel corso degli anni, gli Iamonte-Moscato hanno costituito il proprio feudo, dedicandosi agli appalti pubblici, alla gestione dei rifiuti ed al mercato immobiliare, riuscendo altresì – talora – ad inserire i propri uomini nelle Istituzioni.
L’arresto è stato disposto nell’ambito di una più vasta operazione condotta dalla D.D.A. di Reggio Calabria (sempre per 416-bis c.p.), che aveva individuato nel Malaspina un esponente di spicco della cosca, anche in ragione dell’età.
Si tratta di un soggetto dal ricco pedigree criminale, già condannato per associazione mafiosa, che aveva trovato riparo – ancora una volta – nell’estremo ponente ligure, come tanti suoi predecessori (un nome su tutti, Carmelo Costagrande, protetto a lungo dai fratelli Pellegrino di Bordighera/Seminara).
Insomma, nonostante i successi recentemente registrati, dall’Autorità Giudiziaria, nella lotta al crimine calabrese radicato al Nord (anche in Liguria), sembra proprio che l’infezione sia profonda e ben lontana dall’essere debellata. Come è ormai incontestabile, non siamo più di fronte ad una semplice infiltrazione del fenomeno mafioso, ma al radicamento organico di interi gruppi malavitosi, che sono stati in grado, nel tempo, di monopolizzare interi settori della nostra economia, condizionando i pubblici poteri.
Nel frattempo, è entrato nel vivo il processo di Appello de “La Svolta“: dopo la requisitoria del pm Arena, da qualche giorno hanno preso la parola gli Avvocati Difensori dei numerosi imputati. Martedì sarà la volta dell’Avv. Moroni, legale dell’ex sindaco intemelio Gaetano Scullino e del suo braccio destro, ex city manager, Marco Prestileo.