Principali accuse contenute nell’avviso di conclusione indagini preliminari per uno dei principali filoni di inchiesta su Scarpino:

  • gestione della discarica senza autorizzazione
  • assenza di piano di prevenzione
  • assenza di garanzie finanziarie
  • mancata raccolta delle acque piovane
  • mancata raccolta dello scarico dei liquami nei torrenti Cassinelle e Chiaravagna e nella rete fognaria

L’atto della procura cristallizza le imputazioni per sette indagati.

Cinque dipendenti di Amiu sono chiamati a rispondere di reati ambientali:

  • Pietro D’Alema (cugino dell’ex premier Massimo), fino a 3 mesi fa direttore generale
  • Carlo Sacco, direttore della discarica
  • Paolo Cinquetti, responsabile dei laboratori di analisi
  • Maurizio Balleri, vice di Sacco e coordinatore delle attività tecniche a Scarpino

Dei medesimi reati deve rispondere anche l’azienda (D.lgs. 231/01), tramite il rappresentante legale: il presidente del Consiglio di Amministrazione Marco Castagna, anche se nominato soltanto nell’agosto del 2013.

Compaiono anche due dirigenti della Provincia: Paola Fontanella e Cecilia Brescianini (indagate anche di abuso d’ufficio). Queste si sono difese dichiarando di avere agito nei limiti della legge e in regime di deroghe a causa dello stato di emergenza genovese, secondo quanto sostiene invece il pm Walter Cotugno:

– Fontanella “il 7 febbraio 2011 rilasciava l’autorizzazione per l’ampliamento del secondo lotto della discarica in assenza di opportune garanzie (ammontanti a oltre 20 milioni di euro), in assenza della obbligatoria garanzia per la gestione post-operativa (ammontante ad oltre 47milioni di euro). Rilasciava autorizzazioni senza che Amiu presentasse lo specifico Piano di Prevenzione e Gestione relativo alle acque e nonostante il superamento dei valori limite del percolato e l’immissione in pubblica fognatura”. Si contestano pure le omissioni: “mediante l’autorizzazione illegittima del 2011, non impediva (in violazione dei propri specifici obblighi) la collocazione in discarica dei rifiuti in assenza di preventivo trattamento fino al 21 agosto 2014”.

– Brescianini il 13 maggio 2014, “con provvedimento illegittimo, revocava la sospensione dell’Aia e consentiva così la riapertura della discarica e il conseguimento delle condotte illecite di smaltimento senza il preventivo trattamento dei rifiuti. Inoltre, mediante l’emissione del provvedimento del 12 giugno 2014, violava il divieto di conferimento nella discarica di rifiuti pre-trattati. Fino all’ottobre dello stesso anno, quando Scarpino è stata chiusa”.

D’Alema, Sacco, Cinquetti, Balleri e l’Amiu (a vario titolo e in concorso tra loro), “violavano le procedure di ammissione dei rifiuti in discarica, collocandoli senza il preventivo trattamento e in assenza delle prescritte analisi. Non presentavano il piano di prevenzione e gestione delle acque piovane, finalizzato ad evitare che vi finissero gli inquinanti. Smaltivano i liquidi pericolosi, costituiti dal percolato, nelle aree a valle della discarica, con elevate concentrazioni di azoto, cromo esavalente, mercurio e ferro. Attraverso condotte e by pass presenti nel percolatodotto (la conduttura che da Scarpino porta al depuratore di Cornigliano), scaricavano il percolato nella rete fognaria. Gestivano la discarica in assenza di autorizzazione, smaltivano ingenti quantitativi di rifiuti oltre quelli autorizzati con Aia del 2005 e infine non presentavano il piano di stabilità”.

A D’Alema, Sacco e Cinquetti è contestata l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di poteri. Per alcune delle contestazioni gli indagati si sono difesi sostenendo che non vi fossero alternative. Tra i difensori compaiono gli avvocati Giuseppe Maggioni, Antonio Rubino, Corrado Pagano, Corrado Mauceri, Cesare Manzitti, Sabrina Franzone, Silvia Morini.