C’è chi sostiene che, oggi più di ieri, la mafia sia solo al Sud. Chi, appoggiandosi ai potenti stereotipi cinematografici, vede i mafiosi ovunque e da nessuna parte e chi, invece, non si interroga neppure sul problema poiché se un problema viene ignorato non può preoccupare.

Eppure è a Lavagna, in provincia di Genova, che a marzo di quest’anno è stato ufficialmente preso un provvedimento nell’aria già da mesi: lo scioglimento del comune per condizionamento mafioso. Ultimo atto di un’escalation avviatasi con la retata del luglio scorso, che ha dato avvio all’operazione “I conti di Lavagna”. Pochi giorni fa,  il G.U.P. Bolelli, in sede di udienza preliminare, ha appena disposto il rinvio a giudizio per gli imputati. A settembre inizierà il processo.  

Le vicende che hanno portato il Consiglio dei Ministri a prendere tale decisione erano cominciate a giugno scorso, quando il sindaco Giuseppe Sanguineti, l’ex deputata PdL Gabriella Mondello e il consigliere comunale Massimo Talerico sono stati arrestati per abuso d’ufficio e voto di scambio (cd. light). Secondo le accuse, il sindaco avrebbe concesso alla famiglia Nucera appalti nell’ambito del trasporto dei rifiuti in cambio di un pacchetto di voti: l’azienda che infatti aveva vinto l’appalto pubblico era stata costretta, secondo le ricostruzioni degli investigatori, a subappaltare alla società posseduta dai Nucera.

Questi scambi, tuttavia, non erano l’unica concessione fatta dal Comune alle cosche malavitose: gli inquirenti hanno infatti evidenziato come, contemporaneamente, non venissero presi provvedimenti contro alcuni chioschi sul lungomare di Lavagna, riconducibili anche per interposta persona al clan Rodà-Casile, che scaricavano impuniti i propri rifiuti direttamente in mare. Il sindaco, pur a conoscenza delle irregolarità, avrebbe chiuso un occhio senza prendere alcun provvedimento, incontrando esponenti dei clan legati al malaffare e sottostando alle loro richieste, giustificando la mancata presa di risoluzioni con un temuto peggioramento della situazione, nel caso in cui il convivio si fosse infranto. La Mondello, secondo le ricostruzioni, sarebbe la figura che ha messo in contatto l’ex sindaco Sanguineti con i clan, premurandosi inoltre di “istruire” il consigliere Talerico su come muoversi e a chi rivolgersi per la gestione del traffico dei rifiuti.

Il quadro emerso ha lasciato spazio a pochi dubbi, contemporaneamente sollevando una domanda fondamentale: se la ‘ndrangheta a Lavagna non solo c’è, ma è anche tanto influente da riuscire ad infiltrarsi all’interno dell’amministrazione comunale, com’è possibile che nessuno se ne sia mai accorto? Ci si aspetterebbe che una simile notizia causi indignazione e sconcerto nella cittadinanza eppure sembra che ad aver infastidito i cittadini sia stato l’intervento delle forze dell’ordine: “Onestamente credo che abbia infastidito i cittadini più la notizia dello scioglimento del comune per condizionamento mafioso piuttosto che la notizia che la ‘ndrangheta è a Lavagna” ci spiega un ragazzo della cittadina in provincia di Genova “perché ci ha costretti a guardare in faccia la realtà, senza poter più usare scusanti per ignorarla: la ‘ndrangheta a Lavagna c’è, solo che non ha mai dato fastidio”.

La mafia calabrese è una presenza di vecchia data sul territorio ed è stata capace di infiltrarsi nella società senza praticare l’intimidazione sui cittadini, ma piuttosto mantenendo un basso profilo, col tempo garantendosi un muro di omertà sociale tale da non scatenare reazioni decise. Questo perché “non sparano, non bruciano macchine, semplicemente ai cittadini sembra che facciano i propri mastrussi senza disturbare e facendoti dei favori se lo richiedi: un mio amico ha detto che a lui non fregava nulla che fosse stato sciolto il comune, perché il padre ha un’attività e anche se non fa affari con loro ogni tanto riceveva dei regali…e la Mondello era quella da cui andavi quando non avevi un lavoro e te lo trovava subito, si sapeva che la mafia c’era” aggiunge.

La mafia che emerge da questa testimonianza non è la mafia dei film, con un padrino come Marlon Brando che, alla stregua di un potente bambino viziato, spara alle mani di chiunque stringa un oggetto a lui caro. In virtù di queste papabili differenze dalla mafia del senso comune, la ‘ndrangheta si è conquistata il proprio spazio nella cittadina senza provocare scalpore e sfruttando la propria influenza ed il proprio potere, senza ricorrere attivamente alla violenza.

Eppure la mafia, si sa, non fa mai favori per nulla: se è capace di arrivare prima della legge, e di risolvere ogni problema con una semplice stretta di mano, ad una cortesia ne deve corrispondere sempre una seconda, non si fa mai nulla per niente.

Queste stesse cortesie o scambi di favori sono particolarmente evidenti nel caso del sindaco Sanguineti: egli, secondo la tesi del pm, avrebbe elargito diversi favori alle cosche in virtù di un pacchetto di voti durante le comunali del 2014. “Che qualcosa non andasse era evidente: Sanguineti aveva vinto per 170 voti, lo stesso numero di voti che alle comunali precedenti aveva preso il candidato delle cosche e magicamente il giorno della vittoria sul lungomare era apparso uno striscione che recitava “Pino ora che sei salito non dimenticarti di noi che non scordiamo”, e la giunta di sinistra aveva fatto delle segnalazioni ma non si erano prese decisioni, neppure riguardo alla discarica”. L’assenza di un intervento tempestivo ha giocato a favore del crimine organizzato, la cui presenza, anche all’indomani dello scioglimento del comune, non viene affrontata dai cittadini, che anzi “preferiscono glissare, fare finta che non sia successo; qualche giorno dopo la notizia ero per strada e gli amici mi chiedevano se secondo me quest’anno il commissariato avrebbe comunque fatto svolgere la Torta dei Fieschi (festività tradizionale di Lavagna), piuttosto che affrontare direttamente la problematica più grande…”.

Un clima simile si dimostra una culla perfetta per il crimine organizzato, che è in grado di crescere e conquistarsi un’incoraggiata indifferenza sufficiente a permettergli di gettare una semplice e funzionale ombra scura sui propri affari. Un’ombra che si espande di pari passo con l’influenza delle cosche e di cui tuttavia non si è mai riuscito a parlare, neppure negli anni precedenti. “Quando ero ragazzo ricordo che i miei coetanei ogni tanto mi dicevano che c’era la mafia a Lavagna e contemporaneamente gli adulti non ne parlavano: mi vuoi veramente far credere che se ne accorge un 15enne e non un 50enne? Semplicemente c’è chi vuole parlarne e chi no…”