Lunedì 9 marzo 2015 gli uomini della D.I.A. e della polizia di Savona hanno eseguito un sequestro preventivo di beni aziendali per un valore di 10 milioni di euro a carico dei fratelli Pietro, Francesco e Donato Fotia. Il 19 marzo, ancora, Francesco Fotia è stato arrestato per tentata estorsione aggravata nei confronti di un cuoco savonese.

Questo cognome compare nella relazione della D.N.A. dal 2008: Sebastiano, il capostipite, dal 1991 al 1998 sconta una condanna per traffico di droga e armi.

In questi anni il figlio maggiore Pietro prende le redini della Scavo-ter, l’azienda di famiglia di movimento terra. La Scavo-ter sul territorio è un soggetto economico capace di aggiudicarsi numerosi appalti pubblici, grazie a sponsorizzazioni sportive e rapporti con la politica locale, come ammesso dallo stesso Pietro nel processo “Dumper” (nel quale è stato condannato a 2 anni e 2 mesi in primo grado).

Quando nel 2012 la società viene colpita da un’interdittiva antimafia, i Fotia ricevono solidarietà da più parti ed i dipendenti scendono in piazza, preoccupati per la possibile perdita del posto di lavoro (esattamente come è accaduto, di recente, dopo i sequestri che hanno colpito l’azienda). Al fine di annullare gli effetti di quell’interdittiva, i tre fratelli hanno assorbito di fatto la Scavo-Ter in due nuove società: la Pdf e la Seleni, intestate progressivamente a due prestanome (Giuseppe Criaco e Remo Casanova).

Se l’accusa è di intestazione fittizia di beni, il decreto di sequestro si sofferma anche sull’analisi dei rapporti parentali e di frequentazione tra i componenti della famiglia Fotia, proveniente da Africo, e la cosca dei Morabito- Bruzzaniti-Palamara. Legami che, a parere degli inquirenti, si rafforzano con la politica dei matrimoni (Bruzzaniti, Palamara, Cordo sono i cognomi delle donne Fotia) e che nel 2010 portarono gli inquirenti fino a Savona, a casa di Donato Fotia, per arrestare suo cognato Mario Versaci, nell’ambito dell’operazione “Reale 3”.

Fra i subappalti che vengono contestati alle società dei Fotia, nel decreto di sequestro preventivo compare anche quello per le opere di scavo e movimento terra all’Università Bicocca di Milano, per la costruzione del nuovo edificio U10. La società che si è aggiudicata i lavori, la Gruppo Corsaro srl (con sede ad Adrano in provincia di Catanzaro), chiede di poter subappaltare alla Scavo-ter, nonostante questa fosse già stata colpita dall’interdittiva. Quando, pochi mesi dopo, l’Università si accorge del provvedimento revoca il contratto. A questo punto la Corsaro chiede di poter subappaltare nuovamente e questa volta propone la Pdf. Il tentativo viene sventato dall’Università che si accorge subito di trovarsi di fronte agli stessi soggetti.

Incuriositi dall’insistenza della Corsaro, gli investigatori hanno trovato che lo stesso gruppo compariva nell’inchiesta dei carabinieri di Reggio Calabria “Bellu Lavoru”; anche in questo caso la società veniva utilizzata per la spartizione dei subappalti del nuovo istituto scolastico “Euclide” di Bova Marina.

Il 26 febbraio del 2009 Sebastiano e Pietro Fotia sono visti presenziare al funerale di Francesco Fazzari a Borghetto Santo Spirito. Anche Carmelo Gullace partecipa a quel funerale, dal momento che il defunto è suo suocero, e con questi anche Antonio Fameli.

Per concludere, vale la pena riportare un commento del colonnello Sandro Sandulli, una volta concluso l’arresto del boss “Ninetto” Gullace:

“Ci rendiamo sempre più conto che sul territorio della Liguria ci sono strutture organizzate e presenti da tempo. Le attività di indagine e le ultime operazioni dimostrano la presenza consolidata di gruppi di `ndrangheta attivi in diversi settori economici e in particolare gli appalti. Ci sono rapporti solidi con la famiglia dell’ndrangheta di Africo, egemone sul territorio calabrese e con un ruolo importante negli equilibri della criminalità organizzata: nel corso delle attività investigative sono emersi legami di tipo familiare come matrimoni ma anche amicizie e frequentazioni di lungo corso”.