La legge 109/1996, stabilendo il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità, ha compiuto un passo molto significativo nella lotta alle mafie: le difficoltà, tuttavia, non mancano. Il rischio è che la formale restituzione di questi beni alla collettività tardi a divenire sostanziale, e che i beni, nel passare dalle mani dei mafiosi a quelle dello Stato, cadano nell’abbandono.

Ma per fortuna ci sono, in tutta Italia, tante storie di beni confiscati a lieto fine: una di queste ha luogo nella nostra regione, nel centro storico di Sarzana (SP), e più precisamente il quarto piano di via Landinelli 42. Qui si trova un appartamento confiscato all’imprenditore e criminale locale Gabriele Venturi, sequestrato il 15/06/2010 e confiscato in via definitiva il 24/11/2011. 

A questo punto, per L’égalité– associazione di educazione alla legalità, comincia la sfida: quel bene non deve cadere nel dimenticatoio. Comincia una campagna di sensibilizzazione della cittadinanza e, contemporaneamente, di sollecitazione delle istituzioni: Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) e Comune di Sarzana. Dopodiché arriva la parte forse più impegnativa: la redazione del progetto con cui rispondere al bando pubblico per la riassegnazione. Che è forse anche la parte più stimolante, perché il traguardo è ormai a portata di mano.

Un lavoro, questo, realizzato con entusiasmo, ma anche con accuratezza e precisione.

Infine, dopo l’apertura del bando a febbraio 2015, il progetto viene presentato e, nel successivo mese di maggio, vince: il bene di via Landinelli 42 è ufficialmente riassegnato, per finalità sociali, a L’égalité, in partenariato con diverse altre associazioni.

Ma in che cosa consiste il progetto?

L’appartamento, un tempo appartenuto a Venturi, diventerà un centro di aggregazione, con mille sfaccettature: punto di incontro per associazioni di volontariato del territorio, doposcuola, scuola informale di lingue e di italiano per stranieri, biblioteca, sede per attività culturali di ogni tipo e per corsi di vario genere. Sarà dunque un catalizzatore di energie in un luogo di scambio e di confronto alla pari, in un ambiente accogliente, casalingo e dotato di  connessione wi-fi, postazioni computer e toilette. 

Tutto qui ha un senso, un valore intrinseco: il mobilio, ad esempio, è stato realizzato in legno riciclato dalla cooperativa “Diversamente Mobili”, in cui lavorano ragazzi disabili e le sedie provengono da una carpenteria  che ha collaborato con il carcere di La Spezia. Il nome stesso che l’associazione ha scelto per il nuovo centro ha, del resto, nella sua semplicità, un sapore gergale da “solito posto”, da ritrovo abituale e familiare: “Quarto Piano”.

Il Quarto Piano oggi è realtà, ha aperto le sue porte il 31 gennaio 2016, ponendosi nel panorama ligure tra i punti di riferimento più compiuti per tutte quelle realtà che credono nel riutilizzo sociale dei beni confiscati e nella mobilitazione dal basso.