Questa attività di ricerca è stata svolta col fine di far emergere dati e informazioni fino ad oggi poco decodificati e decodificabili: un primo passo verso forme di mappatura partecipata, realizzate grazie alla raccolta di conoscenze possedute anche dalla società civile.

I dati sono stati raccolti attraverso la ricerca e la consultazione di atti processuali e notizie diffuse dalla stampa, sopralluoghi presso i beni confiscati (al fine di verificarne lo stato di conservazione) nonché incontri con gli amministratori di tali beni.

Il primo obiettivo della ricerca è stato proprio quello di “liberare informazioni” intorno ad un tema poco conosciuto e ancora oggi oggetto di confusione: la confisca e la riassegnazione, per scopi sociali, dei beni confiscati (nonostante esista un preciso dovere istituzionale di pubblicazione di questi dati che grava sugli Enti Locali, quasi sempre disatteso, ancorché previsto dalla normativa antimafia (Art. 48.3 D.Lgs 159/2013).

La Liguria registrava circa 140 immobili interessati da questo tipo di misure; i Comuni coinvolti sono stati 17, sulle 4 province; ad essi si affiancano le Prefetture, il Tribunale di Genova, la Regione, il Demanio. Dai dati analizzati emergeva che solo il 47% dei beni era stato destinato e consegnato per finalità sociali, mentre il resto del patrimonio era “in attesa” di finanziamenti per ristrutturazioni.

Tutti i dati e gli elementi raccolti nella ricerca sono stati inseriti in un database della Regione Liguria. In questa fase, si è proceduto a localizzare tutti i beni confiscati della Regione, attraverso il servizio telematico di cartografia regionale.

Sono infatti soprattutto le pubbliche amministrazione, in quanto chiamate a occuparsi di beni comuni in genere, che devono possedere una maggiore conoscenza dei beni confiscati presenti sul territorio, del loro stato e delle realtà che vi operano, perché solo attraverso l’approfondimento e la conoscenza sarà possibile diffondere e costruire buone pratiche di riutilizzo sociale.

La nascita di spazi di riflessione condivisi, ove si affrontino le vicende storiche dei beni confiscati e si prospettino idee per il loro possibile riutilizzo, permette di sviluppare quel valore aggiunto, rappresentato dalla creazione del “senso di appartenenza” verso quel bene. E’ perciò importante dare vita ad un percorso di responsabilizzazione delle pubbliche amministrazioni e del mondo dell’associazionismo, che metta a disposizione strumenti giuridici consolidati, come l’adozione dei regolamenti per la destinazione dei beni, e strumenti formativi rivolti a tutta la platea di soggetti chiamati a partecipare a questo lungo e delicato processo finalizzato alla riassegnazione del bene.

 Qui di seguito viene riportata la tesi del master “Pio La Torre”, elaborata dalla dott.ssa R. Ramirez

Tesi beni confiscati Ramirez