Ergastolo doveva essere, ed ergastolo è stato. Il pm Lari aveva chiesto il “fine pena mai” per Marietto Rossi, il Vallanzasca genovese,  accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio del 30enne Raffaele Lombardi, consumatosi a Borzonasca nel febbraio 2015. Il Gup Maria Teresa Rubini ha accolto la sua richiesta,  all’esito del rito abbreviato, scelto dall’imputato insieme ad altri due sodali, Paolo Saba (condannato a 14 anni) e Paolo Barigione (assolto dall’accusa di concorso in omicidio doloso premeditato, ma condannato a 5 anni per traffico di droga).

Altri tre soggetti sono stati invece rinviati a giudizio (ordinario), davanti alla Corte d’Assise: Cosimo Salvatore Catalfamo, Gianluca Rosetta e Mario Caldaroni. Devono rispondere, anch’essi, del contributo arrecato nell’omicidio, del tentato occultamento del cadavere, nonché del possesso di droga.

Una vicenda particolarmente tetra: gli inquirenti, che monitoravano da tempo la banda attraverso intercettazioni ambientali (in particolare una “cimice” collocata in un’autovettura), mai si sarebbero aspettati un esito del genere. Stavano indagando su un grosso giro di cocaina e su alcune rapine; all’improvviso, hanno assistito “in diretta” (audio) al drammatico evento, con profondo sconcerto. A quel punto hanno deciso di intervenire ed hanno sorpreso i malviventi mentre stavano sotterrando il cadavere.
Già noto alla cronaca giudiziaria per un passato travagliato tra droga, rapine in banca e sequestri di persona (tra cui il celebre sequestro  a scopo di estorsione, perpetrato a danno della piccola Sara Domini), leader della “banda degli ergastolani“, Mario “Primula” Rossi avrebbe ucciso il Lombardi per uno “sgarro” in tema di droga; in realtà il suo vero obiettivo era Giacinto Pino, il boss di Soziglia, che però, sentitosi in pericolo, mandò il giovane trentenne ad un incontro, che si sarebbe rivelato esiziale.
Pino, napoletano d’origine e vicino ai camorristi storicamente insediati sotto la Lanterna,  gestiva tre/quattro esercizi commerciali in via dei Macelli di Soziglia (tra cui un bar e un negozio di frutta e verdura); un’autorità criminale nella zona: abile nell’usurare i commercianti, strozzati dalla crisi, e già coinvolto in grosse operazioni antidroga degli anni ’90, in cui erano finiti i maggiori mafiosi in circolazione (membri delle cosche Fiandaca-Emmanuello, Alessi, Fucci, Nesci). Nel corso del procedimento, aveva chiesto e ottenuto di patteggiare una pena ad anni 4 e mesi 4 di reclusione, per il possesso di un ingente quantitativo (2 kg) di cocaina.
Mario Rossi aveva subito riconosciuto la propria colpevolezza, affermando di aver compiuto l’omicidio da solo. Il pm Lari ha invece ricostruito nel dettaglio il disegno criminale della banda, individuando specifiche responsabilità in capo ad altri concorrenti. Era stata organizzata una vera e propria trappola: l’incontro avrebbe dovuto avere ad oggetto la cessione di una grossa partita di droga. Giacinto Pino, avendo fiutato l’imboscata, decise di non presentarsi personalmente e mandò Lombardi al suo posto, che di fatto è stato ucciso al posto suo.
Questo accadeva nell’entroterra di Chiavari, poco più di anno fa. Attendiamo ora il deposito delle motivazioni della sentenza, nonché la celebrazione del dibattimento per gli ultimi tre imputati, per ricostruire compiutamente l’evoluzione della drammatica vicenda.
Di seguito, il dispositivo della sentenza:

Dispositivo_sentenza_Rossi e altri