In questi giorni sui quotidiani nazionali è saltata all’occhio una notizia che ha fatto sorridere alcuni, stupire molti altri: il biglietto di minaccia consegnato ad Austacio Busto, svizzero di Murgia, assessore ai lavori pubblici del comune di Acquaviva delle Fonti, una citazione in greco antico dell’”Agamennone” di Eschilo. Un testo minaccioso, che parla della sorte di Paride, l’eroe troiano col quale condivide il nome il figlio di Busto.
Molto meno risalto ha avuto la vicenda che si annida dietro queste minacce: Busto denunciò di aver rifiutato una mazzetta da un costruttore che chiedeva, anzi imponeva, di vincere l’appalto per il restauro del teatro locale.
La sua denuncia scatenò un effetto domino, che portò all’arresto di 11 persone, tra cui politici e costruttori, dando il via a quella che alcuni giornali hanno definito la “Tangentopoli della Murgia”. Un rapporto, quello tra la politica regionale e gruppi di costruttori pronti “a fare ricotta” (così si dice in Puglia per definire le attività al limite della legalità, nelle quali si mettono le mani in pasta come nella ricotta fresca), che in Puglia esiste da molti anni. A Bari, per oltre trent’anni, a dominare incontrastati nel mondo delle costruzioni sono stati i fratelli Matarrese, Antonio e Vincenzo. Il primo, già parlamentare della DC, il secondo imprenditore edile. Tra le loro imprese più famose lo stadio San Nicola, costruito coi fondi di Italia ‘90 grazie alla nomina del primo a presidente della Federcalcio, nel quale tutt’ora gioca quel Bari del quale i Matarrese sono stati proprietari per 37 anni e quella Punta Perotti, che per anni è stato cruccio e vergogna dei baresi, un ecomostro che per anni è stato al centro delle locali cronache giudiziarie e che ha deturpato la costa barese fino al 2006, quando è stata (finalmente) abbattuta.
E oggi? Chi sono i nuovi “ricottari”? In questi anni la Puglia ha avuto una crescita economica esponenziale, tanto da diventare sempre di più la “Lombardia del Sud”; inoltre molte località balneari di recente fama e popolarità hanno reso la regione una delle capitali italiane del turismo estivo low-cost. Queste due componenti hanno risvegliato e fomentato il mondo dell’edilizia, e degli appalti ad essa legati. Per questo motivo, in diverse zone del litorale, sia adriatico che ionico, sono sorti pressoché dal nulla intere zone residenziali, spesso al limite dell’abuso edilizio, talvolta superato con la speranza non infondata di un condono. Una realtà che troppo spesso è socialmente accettata nella logica del “tutto concesso nel nome del progresso”: in poche parole, il denaro non fa schifo a nessuno, e in tanti, troppi, non si pongono troppi scrupoli morali nell’entrare a capofitto nel sistema, anche nel mondo della politica. Un sistema, quello del mondo delle costruzioni, che in tutta Italia genera profitto: tutti abbiamo ancora negli occhi l’Università dell’Aquila, crollata durante il sisma perché costruita con materiali scadenti, o le case crollate ad Ischia l’estate scorsa, tutte abusive e condonate. Un sistema che conviene a tutti, al politico che guadagna dalle tangenti all’imprenditore edile che non deve passare da regolare appalto, fino a che qualcuno non decide di rompere il silenzio diffuso sul tema, quel “sanno tutti ma nessuno parla” al quale ormai siamo fin troppo abituati quando si parla di criminalità. Questo ha fatto Austacio Busto, squarciare il velo di omertà sul mondo delle costruzioni, dimostrando che non è un sistema che va bene a tutti, che la politica non deve chinare la testa dinnanzi a chi vuole lucrare sul cemento.
Per questo chi gli ha recapitato questa minaccia, per quanto originale, non può vincere: finché ci saranno amministratori che credono nel valore della trasparenza, che portano avanti una politica basata sull’amore per il proprio territorio, questo sistema criminale potrà essere sconfitto.